Commercio equo e solidale, approvata la nuova legge regionale; Barnini e Spinelli: “Regole più chiare, meno burocrazia e strumenti concreti per sostenere il settore”


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Via libera del Consiglio regionale alla nuova normativa sul commercio equo e solidale. La legge aggiorna i criteri per il riconoscimento dei prodotti e delle organizzazioni del settore, semplifica le procedure facendo riferimento al Registro Equo Garantito già esistente e promuove iniziative di sensibilizzazione al consumo responsabile

“Con questa legge aggiorniamo la normativa sul commercio equo e solidale, puntando su criteri più chiari, procedure più semplici e strumenti concretamente attuabili. La nuova disciplina definisce direttamente i requisiti dei prodotti del settore, riconoscendo quelli realizzati, importati, acquistati, distribuiti e commercializzati dai soggetti del commercio equo e solidale, oppure certificati da enti autonomi riconosciuti a livello internazionale. Semplifica inoltre l’individuazione delle organizzazioni, facendo riferimento al Registro Equo Garantito, già esistente, e superando la previsione del registro regionale, mai istituito. Al tempo stesso, valorizza le realtà effettivamente attive in Toscana, richiedendo, oltre all’iscrizione al Registro Equo Garantito, che operino stabilmente e abbiano una sede legale o operativa nel territorio regionale. Superiamo così alcuni ostacoli burocratici che avevano limitato l’attuazione della precedente normativa e rendiamo più semplice l’accesso agli strumenti di sostegno”. È quanto dichiara Brenda Barnini, consigliera regionale Pd e presidente della commissione sviluppo economico e rurale, a seguito dell’approvazione, avvenuta durante la seduta dell’Assemblea toscana di ieri, della legge Disposizioni per il sostegno alla diffusione del commercio equo e solidale in Toscana.


“Nel 2005 la Toscana è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una normativa in questa materia – continua Barnini –. A oltre vent’anni di distanza, abbiamo voluto rinnovare quell’impegno, facendo tesoro dell’esperienza maturata e correggendo ciò che non aveva funzionato. Il commercio equo e solidale non è una nicchia, ma un modello economico che tiene insieme libertà d’impresa, dignità del lavoro, giusta remunerazione dei produttori, tutela dell’ambiente e trasparenza delle filiere. Dietro ogni prodotto ci sono persone, comunità e territori, e anche le nostre scelte quotidiane di consumo possono contribuire a contrastare lo sfruttamento e sostenere condizioni di lavoro più giuste. Per questo la legge non si limita a semplificare le regole, ma prevede anche iniziative culturali e divulgative, progetti nelle scuole per promuovere il consumo consapevole, percorsi di formazione per operatori e volontari e contributi a sostegno delle botteghe e dei soggetti economici per sostenerne la qualificazione e l’operatività”.

“La nuova legge nasce da un lungo percorso di ascolto e confronto con le associazioni e i soggetti del commercio equo e solidale, avviato nella scorsa legislatura – aggiunge la consigliera regionale Pd Serena Spinelli -. In questo modo la Regione vuole riconoscere e valorizzare l’impegno della rete toscana delle Botteghe del mondo e delle organizzazioni attive nel settore, di chi ci lavora e delle centinaia di volontari e volontarie coinvolti. Sono realtà che offrono occasioni di consumo consapevole, ma anche di riflessione e confronto sui grandi temi del nostro tempo: i diritti delle persone, il cambiamento climatico, il divario tra nord e sud del mondo. Il commercio equo e solidale mette al centro lo sviluppo delle comunità locali e la sostenibilità sociale e ambientale. Per questo è anche uno strumento di scambio e di cooperazione internazionale”.

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