Fino a 3mila euro per sostenere la crioconservazione degli ovociti a fini sociali
Il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato questa mattina, in conferenza stampa, la proposta di legge “Disposizioni in materia di preservazione della fertilità per fini sociali”, che introduce un sostegno economico strutturale per le donne che scelgono di ricorrere al social freezing, come tecnica di preservazione della fertilità. L’obiettivo è quello di tutelare il diritto alla genitorialità e alla procreazione, quali diritti costituzionalmente garantiti, combattere il calo demografico e di favorire condizioni di equità nell’accesso alle procedure di social freezing.
Alla conferenza stampa hanno preso parte il capogruppo Simone Bezzini, il vicepresidente del gruppo Andrea Vannucci, primo firmatario della pdl, il consigliere regionale Pd e presidente della commissione sanità Matteo Biffoni, la consigliera regionale Pd e componente della commissione sanità, Serena Spinelli, la consigliera regionale Pd e presidente della commissione sviluppo economico, Brenda Barnini.
“Come Gruppo consiliare del Partito Democratico, con questa proposta di legge per facilitare l’accesso alle tecniche di preservazione della fertilità rafforziamo le politiche a asostegno della genitorialità. La Toscana è stata tra le prime regioni ad intervenire su questo fronte già dal 2019; oggi, introducendo un contributo fino a 3mila euro, modulato in base all’Isee, per chi sceglie di ricorrere alla crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale, estendiamo questa possibilità a tutte – dichiara Simone Bezzini, capogruppo Pd in consiglio regionale – Si tratta di una misura importante, una scelta di equità su cui la nostra Regione continua a investire, anche in attesa di una normativa nazionale. Di fronte alla persistente contrazione della natalità, nel 2024 al minimo storico di 1,18 figli per donna, il Governo Meloni continua a richiamare l’urgenza di intervenire, ma resta immobile. Noi, come Regione, continuiamo invece a mettere in campo strumenti concreti: questa misura si affianca a interventi come i nidi gratis e alla necessità di sperimentare politiche a sostegno dei congedi di paternità paritari.”
“L’impossibilità di avere un figlio perché si arriva alla genitorialità in età più avanzata è un tema che riguarda sempre più persone – sottolinea Andrea Vannucci, vicepresidente del gruppo Pd e primo firmatario della proposta di legge – La preservazione della fertilità per fini sociali, il cosiddetto social freezing, è oggi una possibilità concreta, ma ancora accessibile a poche proprio a causa dei costi legati ai percorsi di crioconservazione: per questo introduciamo un sostegno economico stabile. La misura prevede contributi, concedibili una sola volta nella vita e nel limite massimo previsto, erogati dalle aziende unità sanitarie locali sulla base di un avviso pubblico e riconosciuti alle donne tra i 25 e i 39 anni, residenti in Toscana da almeno un anno e con un valore ISEE non superiore a 30mila euro, con priorità per le fasce di reddito più basse. Partiamo con uno stanziamento di 300mila euro l’anno per il triennio 2026–2028, con l’obiettivo di rafforzare le politiche pubbliche sulla fertilità e offrire strumenti reali per una scelta libera e consapevole”.
“Questa proposta di legge si inserisce pienamente nel contesto delle politiche concrete di sostegno alla procreazione e alla maternità consapevole e mette al centro le donne, le loro esigenze legate alle scelte autonome di vita, di lavoro e di maternità – aggiunge Matteo Biffoni, consigliere regionale Pd e presidente della commissione sanità – In Italia c’è chi parla di lotta alla denatalità e chi prova invece a farla sul serio. Per questo, ho sottoscritto con convinzione l’idea avanzata da Andrea Vannucci e sono impegnato a calendarizzare la pdl in commissione già nelle prossime settimane”.
“Spesso nel dibattito pubblico sulla denatalità si trascurano le vere ragioni per cui le giovani coppie scelgono di posticipare la maternità, spesso legate a condizioni economiche e difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia. Il rischio, poi, è che ad essere colpevolizzate siano le donne. Questa legge vuole rispondere ad un bisogno e offrire un’opportunità, garantendo alle donne la possibilità di crioconservare i propri ovociti, con un sostegno modulato sull’ISEE – ha dichiarato Serena Spinelli, consigliera regionale Pd e componente della commissione sanità. “È importante affiancare a questa misura una corretta informazione sulle possibilità di conservazione, così come sui limiti della gravidanza tardiva. Avere un figlio o una figlia deve essere sempre una scelta consapevole, non determinata da pressioni culturali o da difficoltà economiche”.
“Questa iniziativa legislativa, oltre agli aspetti di equità e di pari opportunità, pone una questione più ampia: come garantire alle donne la possibilità di mantenere aperto, nel tempo, un percorso verso la maternità. Sappiamo che esiste una finestra biologica e che spesso le condizioni sociali, economiche e lavorative portano a rinviare i progetti di vita: il social freezing prova a dare una risposta concreta a questo squilibrio – dichiara Brenda Barnini, consigliera regionale Pd e presidente della commissione sviluppo economico – Un’indagine dell’Irpet sulle dinamiche demografiche della Toscana evidenzia come cresce la componente più anziana della popolazione; allo stesso tempo, emerge che l’80 per cento delle donne tra i 25 e i 34 anni esprime il desiderio di avere figli. Se questo desiderio potesse tradursi pienamente in realtà, il quadro demografico sarebbe molto diverso. È quindi evidente che una regione come la Toscana, più di altre, deve interrogarsi su come sostenere concretamente la possibilità di diventare genitori. Questa proposta si inserisce proprio in questa prospettiva, offrire uno strumento in più per ampliare le possibilità”.
COS’È IL SOCIAL FREEZING
Il social freezing è una tecnica che, attraverso la crioconservazione (Cpo) degli ovociti a scopo precauzionale, permette di preservare la fertilità in età più giovane e ha l’obiettivo di aumentare le probabilità di successo di una futura gravidanza nel caso in cui, con il passare del tempo, si determinino difficoltà di concepimento legate alla fisiologica riduzione della fertilità.
La Toscana è stata tra le prime Regioni ad intervenire su questo fronte già nel 2019, avviando misure in materia di preservazione della fertilità per fini sociali. Con la proposta di legge oggi presentata si compie un passo ulteriore, prevedendo interventi stabili di sostegno economico destinati alle donne che intendono avvalersi del social freezing, così da favorire condizioni di maggiore equità nell’accesso a procedure che comportano costi significativi.
COSA INTRODUCE LA PROPOSTA DI LEGGE
La misura consiste nell’introduzione di un contributo economico, erogato tramite le aziende unità sanitarie locali, destinato alle donne che scelgono di ricorrere alla crioconservazione degli ovociti per fini sociali. Il contributo potrà essere richiesto una sola volta nella vita e avrà un importo massimo di 3.000 euro per ciascuna beneficiaria. Potranno accedervi le donne di età compresa tra i 25 e i 39 anni, residenti in Toscana da almeno un anno, con un valore ISEE del nucleo familiare non superiore a 30.000 euro. La priorità nell’assegnazione sarà riconosciuta alle richiedenti con ISEE più basso, così da garantire un criterio di equità sociale. Le risorse saranno ripartite tra le aziende sanitarie in proporzione al numero di donne nella fascia di età interessata residenti nei territori di riferimento. La proposta autorizza una spesa fino a un massimo di 300.000 euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.
Lo stanziamento delle risorse si basa sui dati dell’Istituto Superiore di Sanità: nel 2023 in Italia sono stati registrati 802 cicli di social freezing. Applicando un criterio proporzionale alla popolazione femminile toscana tra i 25 e i 39 anni, si stimano circa 47 richieste annue, con una crescita progressiva prudenzialmente considerata fino a circa 80 richieste nel 2026.
La proposta di legge prevede una copertura fino a circa 100 procedure annue, tenendo conto anche dell’emersione di nuova domanda legata al sostegno economico introdotto. Il contributo massimo di 3.000 euro, a fronte di un costo medio stimato tra i 2.500 e i 4.000 euro per ciascuna procedura, consente di rendere questa possibilità realmente accessibile e di coprire integralmente il fabbisogno previsto.
In un contesto in cui il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico nel 2024 (1,18) e l’età media al primo figlio continua a crescere, offrire strumenti che consentano una programmazione più consapevole delle scelte di vita nell’ambito delle politiche pubbliche diventa una scelta importante.

